I mosaici della villa romana di S. Lucia

I MOSAICI DELLA VILLA ROMANA DI S. LUCIA (POLLENZA - MC)

Nel 1975 in contrada S. Lucia a Pollenza, nel corso di lavori agricoli, è tornato alla luce il complesso di una villa romana che gli archeologi riconducono circa al I° sec. a.C.
All’interno la villa era costituita da una parte produttiva che nell’arco degli anni ha subito almeno due importanti trasformazioni, determinate dalla necessità di ampliare l’area per costruire una zona di spremitura con vaschetta di raccolta del prodotto costituita da un catino di terracotta e da una parte residenziale.
Tutta la parte residenziale del complesso presenta un ricco apparato decorativo sia nelle stanze di rappresentanza che in quelle dedicate alla vita privata, formato da motivi diffusi nel mondo romano del periodo compreso fra Silla ed Augusto di tipo ornato geometrico e natura dell’ambiente.
L’elemento di maggiore spicco lo troviamo inserito nel pavimento del triclinium, dove probabilmente a pavimento già realizzato viene introdotto in posizione decentrata un bellissimo emblema policromo figurato con scena di caccia al cinghiale di m. 0,60 x 0,60. Questo tappeto musivo, realizzato con tesserine di marmi colorati, di terracotta e di pasta vitrea, è ulteriormente incorniciato da un motivo a rombi (opus vermiculatum) dalla ricca scala cromatica: ai colori tradizionali, si aggiungono sfumature dall’azzurro al verde mare. La rappresentazione comprende due cacciatori che a piedi cercano di stancare la grande belva ferita che subisce l’assalto di due cani, mentre sullo sfondo il giovane Nestore di Pilo, che insieme ad altri eroi partecipava alla caccia, fugge impaurito su di un albero, mentre dalla parte opposta sopraggiunge Meleagro a cavallo per infliggere il colpo mortale al cinghiale.
L’esecuzione, la scelta dei colori e del soggetto, che nell’iconografia si ispira ai modelli del IV-III sec. a.C. di ambiente alessandrino, inducono a ritenere che questa parte dell’antico pavimento, possa essere stata prodotta nella stessa Alessandria d’Egitto o in una città metropolitana della Campania o della Sicilia.
Il dominus della Villa Romana di S. Lucia è certamente un uomo colto, dalle sofisticate consuetudini culturali, che attraverso ricercatezza, lusso domestico ed un preciso programma decorativo della sua residenza, esibisce la propria appartenenza ad un ceto sociale elevato, ad una elite. Se l’interpretazione come labaro, di uno dei mosaici, è corretta, egli potrebbe essere il glorioso combattente di qualche campagna militare, anche in Oriente o un eminente personaggio pubblico; certamente apprezza la mitologia greca e riconosce che l’èmblema è un elemento di gran pregio, di derivazione ellenistica, ottimo per essere inserito nel mezzo del pavimento del triclinio della sua villa.
Dal mese di aprile del 2008 i preziosi mosaici pavimentali sono esposti a Palazzo Cento, nella Sala della Cappellina del Cardinale Fernando Cento.

(Notizie tratte da G. de Marinis, G. Paci, E. Percossi, M. Silvestrini, Archeologia nel Maceratese: nuove acquisizioni, Fondazione Carima, 2005).

Il mosaico policromo di S. Lucia (I° Sec. a.C.)

Posted: mar 26 1999, 22:56 by franco.mogetta | Commenti (0) RSS comment feed |
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